professione interprete ecco cosa sapere

Professione interprete: ecco cosa sapere

L’interprete è un esperto di lingue e comunicazione che viene interpellato quando la lingua parlata non può essere compresa da tutti gli interlocutori. Al servizio di interpretariato si ricorre in occasione di conferenze, spettacoli o eventi televisivi trasmessi a livello internazionale, situazioni nel corso delle quali il compito dell’interprete è quello di ascoltare, comprendere e tradurre oralmente le comunicazioni o le conversazioni tra due lingue diverse.

Questo significa che il lavoro dell’interprete è basato sulla conoscenza approfondita di due lingue, la lingua madre e una a scelta; può comunque decidere di specializzarsi anche in una terza o in una quarta lingua straniera, purché i livelli siano alti. Dovrà inoltre essere specializzato in settori specifici, come l’ambito giuridico, medico oppure della moda o dell’editoria. Così facendo disporrà di un repertorio linguistico più specializzato e completo.
 

Cosa fa l’interprete?
 

Spesso la figura dell’interprete è confusa con quella del traduttore, ma si tratta di due discipline linguistiche e mansioni differenti. La differenza principale riguarda il tipo di comunicazione su cui i due professionisti operano: il traduttore ha a che fare con documenti scritti, l’interprete, invece, lavora sulla comunicazione orale. Il suo ruolo, infatti, è quello del mediatore linguistico.

Cosa fa l’interprete nello specifico? Ascolta attentamente, registra mentalmente ogni vocabolo pronunciato nel corso della conversazione, analizza la forma sintattica delle frasi e dà inizio alla traduzione prestando attenzione al linguaggio del corpo e all’intonazione. Questi ultimi aspetti sono ugualmente importanti perché l’interprete incarna l’anima e la voce di chi parla, non funge soltanto da tramite tra un partecipante e l’altro.
 

Quali tipi di interpretariato esistono?
 

La forma più diffusa di interpretariato è sicuramente l’interpretariato di trattativa, la cui caratteristica principale è quella di venire effettuato senza l’ausilio di impianti congressuali. L’interprete in questo caso segue il cliente durante conferenze, congressi, incontri d’affari, training e incontri e traduce in modo fluido e naturale i messaggi da una lingua all’altra.

Un’altra tipologia è l’interpretariato in simultanea, realizzato all’interno di una cabina insonorizzata. In questo caso l’interprete ascolta in cuffia le parole del relatore e le traduce per il pubblico tramite microfono; a sua volta il pubblico avrà a disposizione un paio di cuffie tramite le quali potrà ascoltare la traduzione, che si andrà quindi a sovrapporre al discorso in lingua originale. Si tratta di una forma di traduzione molto complessa, poiché l’interprete si ritrova a dover ascoltare, tradurre e parlare contemporaneamente, senza la possibilità di poter riascoltare eventuali frasi del relatore che non sono state capite.

L’interpretariato in consecutiva, invece, non prevede l’ausilio di impianti. In questo caso relatore e interprete si alternano nell’esposizione: sono entrambi sul palco o comunque davanti al pubblico, e sono previste pause da parte del relatore per poter permettere all’interprete di tradurre i concetti appena espressi. Gli strumenti dell’interprete di consecutiva saranno quindi la sua memoria o al massimo carta e penna, nel caso il relatore facesse un’esposizione particolarmente lunga.

Lo chuchotage si distingue dalle altre forme di interpretariato per il tono di voce con cui viene eseguito: l’interprete infatti sussurra all’orecchio dell’ascoltatore la traduzione del discorso dell’oratore (in francese chuchoter significa per l’appunto “sussurrare”). Questa metodologia può essere vista come una variante dell’interpretariato in simultanea, poiché l’interprete ascolta e traduce allo stesso tempo. La principale differenza sta nella collocazione dell’interprete stesso rispetto all’ascoltatore: se durante un interpretariato di simultanea si troverà all’interno della cabina traducendo attraverso le cuffie, qui gli siederà direttamente accanto. Proprio per il tono di voce molto basso previsto da questa tecnica di interpretariato, è consigliato soprattutto per eventi che coinvolgono al massimo due persone.
 

Come diventare un interprete?
 

Per quanto la classificazione delle diverse tecniche di interpretariato e la loro relativa messa in atto possa sembrare complessa, in realtà si tratta di una professione che fa dell’immediatezza una caratteristica imprescindibile: questo è il motivo per cui velocità e concentrazione non devono mai venir meno. Se l’interprete si distrae, il rischio è quello di perdere per strada un numero notevole di parole che poi non può più trasformare nella lingua di destinazione.

Il percorso di formazione per diventare interpreti prevede, oltre che un titolo di studio adeguato e un’ottima conoscenza di almeno una lingua straniera, anche una spiccata capacità di concentrazione, doti comunicative e una solida cultura generale.

Il meccanismo che porta l’interprete a tradurre un messaggio da una lingua all’altra in modo immediato fa sì che quello stesso contenuto possa essere trasmesso agli ascoltatori per esempio in maniera simultanea. Per rendere ogni mediazione linguistica chiara, fluida e precisa, occorre fare tanta pratica e non smettere mai di aggiornare le proprie competenze tecniche e i propri glossari.

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